Il progetto espositivo

La ben consolidata storia critica che riguarda Strozzi consente oggi ai conoscitori di questo capitolo della storia dell’arte europea di distinguere, all’interno di una produzione da artista prolifico e versatile quale fu, i dipinti autografi dalle tele della bottega, dei seguaci, imitatori e copisti, evidentemente esclusi dalla severa e mirata selezione di circa quaranta dipinti prevista in questo progetto, finalizzato a mostrare il meglio del pittore, unitamente agli aspetti più significativi del suo personalissimo contributo alla storia della pittura genovese. La mostra vuole mettere nel massimo rilievo possibile l’affresco-capolavoro, un unicum assoluto come si è detto, dedicando ad esso l’intera sala centrale, la più grande dei quattro eleganti ambienti espositivi. Un sistema di specchi posto al centro inviterà il visitatore a osservare con attenzione il racconto colorato che il pittore immaginò per il marchese Centurione, della famiglia a lungo proprietaria del palazzo, dal 1609 al 1711.

 Sulle pareti, attorno a questo gioco ottico che di per sé aiuta il visitatore a immergersi nel mood della stravaganza e della ricerca di meraviglia tipica dell’età barocca di cui lo Strozzi è protagonista e pioniere, una selezione di opere farà da richiamo ai due spunti fondamentali forniti dalla coloratissima Allegoria dell’Evangelizzazione del Nuovo Mondo: Strozzi frescante e Strozzi naturalista. 

Per il primo aspetto saranno esposti alcuni bozzetti o modelletti per affreschi, tra cui il raro frammento del ciclo già nel coro della chiesa di San Domenico (distrutti con la chiesa nell’Ottocento) in prestito dall’Accademia Ligustica; dall’Accademia di Venezia, un frammento per la decorazione della chiesa degli Incurabili nella Serenissima dove, nel XVII secolo, la tecnica dell’olio su tela sostituiva l’affresco, vuoi per ragioni climatiche, vuoi per tradizione.

 Il secondo aspetto, sempre in questa stanza, sarà esemplificato da dipinti in cui il pittore mostra la sua più verace adesione al quotidiano, come le meravigliose nature morte (altro genere in cui, osservando i fiamminghi in città, è capace anticipatore), e quadri di figura come l’Allegoria della Pittura (pervenuta di recente dalla collezione Zerbone alla Galleria Nazionale della Liguria a Palazzo Spinola) che richiama una figura presente nell’affresco della stanza. Il tema conduttore della sala centrale della mostra sarà quello dello spazio: di come, cioè, il pittore gestisce il rapporto tra figura e contesto, entro i confini della tela o della parete.

 Ecco perché sarà presentato qui l’unico esempio in mostra di pala d’altare, eccezionalmente accanto al modelletto, recentemente riscoperto e mai esposto al pubblico. Se sul concetto di “spazio” s’impernia la selezione delle opere della sala centrale, essa è preceduta da due ambienti su cui si propongono al visitatore, sulla scorta di raffronti ricercati e stimolanti, i tempi del “colore” e della “luce”.

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