Facciata

La facciata del Palazzo si offre come quinta scenica che introduce e invita il visitatore. È stata ipotizzata una completa identità di ideazione tra interni ed esterni e la critica ha ricondotto anche il progetto della facciata, animata da stucchi e rilievi antropomorfi alternati a vuoti che ne accentuano la vibrazione 'pittorica', al genio del Bergamasco: festoni, ghirlande di frutti, mascheroni, erme, arpie, lembi di stoffa, trionfi, e rilievi all'antica rivestono il prospetto che si affaccia su Strada Nuova, animandolo e umanizzandolo allo stesso tempo.

Questa facciata, accuratamente descritta da Müller Profumo, è davvero un'eccezione se confrontata con le fronti degli altri palazzi di Strada Nuova, tutti per lo più caratterizzati da uno spazio pittorico illusivo. I rilievi alleggeriscono visivamente il prospetto, che viene percepito da chi lo osserva come un vero e proprio 'effimero vestito a festa': il gioco di luci e ombre che questi magnifici stucchi creano accentua il senso di apparente leggerezza con cui sembrano vibrare le forme a rilievo.
All'altezza del pianterreno, tra le finestre, erme in stucco dai volti androgini appaiono come sostenute da morbidi drappeggi; in basso una zampa unghiata ne svela forse la natura di arpie.

In corrispondenza del primo piano svariati trofei d'armi, pugnali, clipei, manici di spada, daghe e pettorali, appesi a lembi di stoffa, alludono simbolicamente alla forza morale; le finestre sono incorniciate da delicate volute, al di sotto delle quali si riconoscono figure di erme-sirene.

Il secondo piano nobile è invece animato da una serie di ghirlande cariche di frutti, immagini di una natura lussureggiante e dispensatrice di vita. Al di sopra delle finestre trovano posto mascheroni incorniciati da cartigli a volute. Uno spazio ricco di emblemi, simboli, riferimenti allusivi e analogie, intessuto in modo fantasioso e di grande impatto visivo.

La realizzazione dell'intero ciclo di stucchi, su disegno con buona probabilità del Bergamasco, viene tradizionalmente attribuita all'artista urbinate Marcello Sparzo, molto attivo a Genova alla fine del Cinquecento in opere di destinazione sia pubblica sia privata.

Confrontando il prospetto attuale, fresco di restauro, con il disegno pubblicato da Rubens, si notano alcuni cambiamenti: le aperture delle finestre appaiono più ampie, forse per l'inserimento dei balconi a inizio Seicento; al secondo piano nobile non compaiono più i mezzanini, e al primo piano mancano i busti ospitati entro cornici ovali sopra le finestre.

Grazie agli ultimi filologici restauri la facciata è stata ripulita da uno spesso strato di grige incrostazioni, ed è tornata allo splendore originario. L'ampio portale da cui oggi si accede al Palazzo è frutto della risistemazione settecentesca: l'originario ingresso, più semplice, era di dimensioni inferiori e decorato da una maschera ghignante, come si vede nel disegno del Rubens. Due lisce colonne sostengono oggi un timpano spezzato in forte aggetto, con al centro un cartiglio recante nello stemma le iniziali 'A.P.' del proprietario ottocentesco Andrea Podestà.

Sicuramente il cambiamento settecentesco è da imputare alla volontà di enfatizzare maggiormente la sontuosità e la grandiosità dell'ingresso al Palazzo.

 Un palazzo tra città e natura. (Lauro Magnani)

 Nicolosio Lomellino primo committente. (Ennio Poleggi)

 La decorazione a stucco. (Elena Parma)

P.P.Rubens Facciata di Palazzo Lomellino, da Palazzi Moderni di Genova, II ed.,Anversa 1626.

Facciata di Palazzo Lomellino dopo gli ultimi restauri.

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