Bernardo Strozzi e il porto. Il Leonardo della Genova dei seicento

dal 27 novembre 2019 Palazzo San Giorgio – sala delle Compere

Gli artisti di genio, si sa, faticano a restare nelle griglie entro le quali la critica, gli storici, le categorie dei giudizi dei posteri vorrebbero incasellarli. Essere poliedrici fa parte della loro genialità.

Essere geniali significa osare, vedere il mondo da una prospettiva nuova e ardita.
Proprio come Leonardo a cui non bastò il Cenacolo né La Vergine delle Rocce per lasciare ai posteri il segno della propria singolare genialità, anche Bernardo Strozzi nella Genova del Seicento vuole spaziare dalla pittura all’ingegneria; volle essere al servizio della comunità come frate cappuccino, religioso, pit- tore ma anche autore di avveniristiche soluzioni tecniche.

Visionario e sognatore come Leonardo, chi era dunque Bernardo Strozzi (Genova 1582 – Venezia 1644)?

Frate Cappuccino prima, prete dell’ordine dei lateranensi poi, genovese di nascita ma legato alle terre di Framura e poi veneziano d’adozione, Bernardo Strozzi è per tutti soprattutto un meraviglioso e ta- lentuoso maestro del colore: disegnatore, frescante, pittore per opere da cavalletto, grandi pale per la committenza pubblica e quadri da stanza o “devote tavoline” per la committenza privata.

Alcuni documenti d’archivio, meno noti e visivamente meno d’impatto delle sue opere pittoriche, ce ne restituiscono però una personalità più complessa e sfaccettata. E anche più intrigante.
Inventore, novello Leonardo, Strozzi presta la creatività al servizio della sua città, e più precisamente del suo porto alla quale la Superba deve tanta ricchezza.

Nel 1613 un grave fortunale aveva fatto naufragare nell’insenatura, su cui ad arco si affaccia la città, ben 16 navi e oltre 50 imbarcazioni più piccole.
Un vero disastro al quale il genio di Strozzi pensava di dover porre rimedio e di cui alcune opere in mostra tra dipinti e incisioni daranno conto visualizzando il tema del naufragio.

L’8 gennaio del 1614 presenta un progetto per dotare il porto di potenti cavi che rendano più sicuri gli ormeggi. In mostra verranno esposti alcuni documenti d’archivio mai visti prima d’ora e un accurato apparato didattico guiderà il visitatore nella loro lettura e interpretazione.

A detta degli storici, la soluzione diede i suoi frutti, ponendo Genova presto tra i più sicuri punti d’attracco. E sappiamo quanto questo abbia giovato nel momento di maggior fortuna del siglo de los Genoveses. Una sezione in mostra illustrerà con dipinti e incisioni l’importanza del porto di Genova per la città.
L’8 luglio 1619 il Cappuccino torna a occuparsi del porto, criticando progetti a parer suo negativi e opponendovisi con tale convinzione per “rimediare alla rovina del porto senza alterarlo e senza il pericolo di perderlo”. Chiede al Senato un compenso di 20 mila scudi d’argento e 1.000 annui rinnovabili per i suoi eredi e successori. Si trattava, con ogni probabilità, della costruzione di un molo nuovo, idea che nei dettagli il genio non vuole svelare, per non ritrovarsi defraudato e beffato. Nel 1621 riceve l’approvazione dei Padri del Comune. Ma poi viene scalzato dal promettente architetto Bartolomeo Bianco. Più capace? La sua richiesta era meno esosa? Più veloce a presentare un progetto esecutivo?

Il caso vuole che neanche lui poi lo realizzò.

Una sezione della mostra sarà dedicata a illustrare con dipinti e incisioni l’importanza del molo nuovo per la città.
I documenti conservati nell’archivio di Stato e mai finora esposti al pubblico raccontano e no. Svelano misteri ma ne nascondono altri.

Anche su questo Genova deluse il geniale Cappuccino che, come per la pittura, anche per le sue invenzioni di ingegneria idraulica si troverà a riproporsi a Venezia, dopo il 1633.

La mostra, con opere provenienti da istituzioni pubbliche cittadine (musei e Archivio di Stato), nonché offerte dalla generosa collaborazione di alcuni collezionisti privati, verrà allestita negli spazi suggestivi di Palazzo San Giorgio, sede dell’Autorità portuale.

Curata da due specialisti della cultura figurativa legata alla storia della città, la storica dell’arte Anna Orlando, l’archivista storico dell’arte Roberto Santamaria e con la collaborazione di Flavia Gattiglia, la mostra di Palazzo San Giorgio costituisce un intrigante focus, del tutto nuovo e inedito, per il celebre pittore a cui Palazzo Lomellino dedica l’importante antologica curata da Anna Orlando e Daniele Sanguineti.

I contenuti dell’evento sono inseriti nel catalogo della mostra.

L’evento è di singolare attualità perché cade nell’anno del progetto della nuova diga foranea per il porto di Genova.

La mostra prevede

  • vetrine con l’esposizione di documenti in originale
  • pannelli esplicativi e in parte illustrati che raccontano la storia delle sue invenzioni dipinti antichi
  • incisioni antiche
  • eventuali simulazioni
  • pannelli che raccontano chi era il “Leonardo” del Seicento genovese: Bernardo Strozzi

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